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Storie nerazzurre non è un libro di calcio nel senso tradizionale del termine. È un’opera che riscrive la storia dell’Inter, riportando alla luce ciò che per decenni è rimasto ai margini del racconto ufficiale: sedici scudetti scomparsi dalla bacheca nerazzurra tra il 1932 e il 2025. Sedici titoli che il campo ha spesso indicato, ma che il sistema – tra arbitraggi, decisioni federali, silenzi mediatici e “coincidenze” ricorrenti – ha progressivamente cancellato. Se questi sedici scudetti venissero sommati a quelli ufficialmente riconosciuti, l’Inter oggi ne conterebbe trentasei, una cifra che cambierebbe radicalmente la percezione storica del club e del calcio italiano. Il libro segue una linea del tempo rigorosa e documentata, stagione dopo stagione, mostrando come l’Inter sia stata più volte costretta a vincere due volte: sul campo e contro il contesto. Sei di questi scudetti vengono sottratti negli anni in cui in nerazzurro giocava Giuseppe Meazza, in particolare tra il 1932 e il 1941, quando l’Ambrosiana-Inter era una squadra costruita per dominare, ma frenata da pressioni politiche, arbitraggi orientati e assetti di potere che proteggevano altri club. Negli anni Sessanta, persino la Grande Inter di Helenio Herrera, capace di conquistare l’Europa e rivoluzionare il calcio moderno, si vede sottrarre quattro scudetti, scivolati via tra errori arbitrali sistematici e verdetti che impediscono un dominio interno senza precedenti. Il racconto prosegue con altri titoli negati: uno nel 1950-51, uno nel 1992-93 con Osvaldo Bagnoli in panchina, uno nel 1997-98 con Gigi Simoni, simbolo di un’ingiustizia rimasta nella memoria collettiva nerazzurra, e uno nel 2001-2002, l’anno del 5 maggio, con Héctor Cúper, stagione svuotata lentamente da episodi decisivi sempre nella stessa direzione. Negli anni più recenti, il meccanismo non scompare, ma cambia forma. Due scudetti vengono sottratti nell’era di Simone Inzaghi, tra rinvii gestiti in modo opaco, VAR incoerenti, rigori negati o inventati e un racconto mediatico che trasforma torti evidenti in presunti limiti caratteriali. Cambiano le tecnologie, ma non la direzione degli eventi. Storie nerazzurre dà voce a quella che l’autore definisce la seconda bacheca dell’Inter: non quella di metallo e vetro, ma quella che “si sente”, fatta di spazi vuoti che fanno rumore, di titoli mai cuciti sul petto ma incisi nella memoria dei tifosi. Non è un elenco di alibi, ma una ricostruzione che mostra come, ogni volta che l’Inter diventa troppo forte, moderna o scomoda, emergano barriere invisibili pronte a ridimensionarne i successi. Questo libro è un atto di memoria e di coraggio: perché racconta che la grandezza dell’Inter non si misura solo dai trofei esposti, ma anche dalle battaglie combattute controvento, dalla capacità di resistere e di tornare protagonista nonostante tutto. E invita a guardare la storia del calcio italiano con occhi nuovi, ponendo una domanda scomoda ma necessaria: possiamo davvero continuare a chiamarle coincidenze?
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